MERCATI DELLE MATERIE PRIME: LO STOP DOVUTO AL CORONAVIRUS

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Mercati delle materie prime frenati dal Coronavirus

 

Oltre la metà dell’offerta mondiale di metalli viene assorbita da Pechino, inoltre, la città detiene il primato di importazione di molti prodotti agricoli e di petrolio, avendo così un peso non indifferente sui mercati globali, di gran lunga superiori a quello dell’epoca del virus della Sars. Tra i settori a rischio ci sono trasporti, turismo e beni di lusso. Ma sono le materie prime che dipendono quasi totalmente dalla Cina: rappresenta la maggior fonte di domanda con una percentuale che supera il 50% per molti prodotti. Solo il 10% per il petrolio, ma nella classifica dei più grandi importatori di greggio pechino ha superato gli Stati Uniti, diventando la prima al mondo. Per chi produce commodities sarà un periodo duro se il gigante asiatico si ferma. D’altra parte si sta già valutando di prolungare il taglio della produzione di petrolio da parte dell’Opec.

 

I metalli a rischio

 

Il rame è scivolato sotto i 5.800 dollari per tonnellata, dai che arrivano dal London Metal Exchange e il nikel è sceso a livelli che non si vedevano da luglio 2019. Non c’è da stupirsi, poiché metà del rame mondiale viene consumato da Pechino, utilizzato nell’industria siderurgica e per la produzione di batterie. Anche più della metà dell’acciaio mondiale viene consumato dal Paese, di cui ne è anche il maggior produttore, con un miliardo di tonnellate l’anno, che finiscono in gran parte all’estero. L’export di acciaio della Cina, se il virus metterà un freno alle attività manifatturiere, rischia di crescere ulteriormente.

 

I mercati con umore negativi 

 

I mercati hanno assunto un umore negativo (in generale) ed è la diretta conseguenza della paura di una frenata economica. La Cina ha registrato nel 2019 il tasso di crescita piu basso riferito agli ultimi trent’anni, ora c’è in più la concreta possibilità di un ulteriore rallentamento. Paradossalmente nel 2003 la Cina, ai tempi della Sars, aveva un peso economico pari ad ¼ rispetto ad oggi: era solo il 4,2% del Pil mondiale contro quello del 2018 del 16% circa. Infatti dal 2003 i consumi di petrolio sono più che raddoppiati. Nel periodo del Capodanno lunare tipicamente i consumi di materie prime della Cina si riducono, e l’epidemia è proprio scoppiata in questo periodo, ma se non ci sarà un repentino ritorno alla normalità, le pressioni sui prezzi saranno più intense. Comunque le fabbriche sarebbero state chiuse in quel periodo, ma alcune società resteranno chiuse più a lungo; altre ancora non potranno nemmeno essere raggiunte dai lavoratori in quanto sono limitati dagli spostamenti e dalla quarantena.

 

 

Conclusioni

 

I consumi dei metalli che sembrano in ripresa grazie alla tregua dei dazi con Usa e all’espansione del credito, rischiano di non risalire per ¾ mesi. Potrebbe essere pesante anche l’impatto sul petrolio: si stima un taglio dei consumi di 260mila barili al giorno, sulla base dell’esperienza della Sars. Se questo Coronavirus fosse messo al pari della Sars si rischierebbe di perdere 700-800mila bg di domanda, più della metà della crescita per l’anno 2020. Il danno però sarebbe molto più grande rispetto al 2003 perché oggi l’Asia pesa molto più sulla domanda.

 

A presto con il prossimo aggiornamento

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